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pag.114

14. Il nuovo studio, dopo la frana del 9 ottobre 1963

Già pochi giorni dopo il franamento fui incaricato dall’ENEL, assieme al professore Daniele Rossi, anch’egli dell’Università di Ferrara, di eseguire un rilevamento geologico di dettaglio alla scala 1:5.000 della zona della frana, che terminammo in un paio di mesi; disegnammo due carte, una delle quali riguardava la situazione esistente, e l’altra invece ricostruiva


Figura 44 La parte meridionale della massa franata il 9 ottobre 1963, e la scarpata principale della frana, come si presentavano verso la fine del mese di ottobre del 1963 (D. Rossi); più in alto si vede la conca che caratterizza il versante del M. Toc al di sopra dei 1.500 metri, dove ha favorito lo sviluppo del carsismo, come è detto nel capitolo 16. Le due parti in cui si può dividere la scarpata della frana pendono in direzioni diverse, convergenti verso il solco del T. Massalezza. Sui due lati di questo si possono individuare nella massa franata due lobi arretrati, dove l’ondata non è arrivata e quindi il bosco è ancora presente. Quello orientale, sulla sinistra, è nettamente diviso in due da una scarpata dovuta ad una superficie di movimento relativo tra le due parti. Questa superficie compare nella figura 45b, profilo 10A con le lettere A’ e B’. A’ corrisponde alla scarpata qui visibile, mentre B’ corrisponde alla



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