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pag.112

L’area colpita dall’onda è riportata per intero nella carta di Carloni e Mazzanti (1964, tav. XXV) (fig. 42), e in parte in una di quelle di Rossi e Semenza (1965) (fig. 43).

L’ondata prodotta dall’impatto della frana ha raggiunto la massima altezza, circa 210 metri sopra il ciglio della diga, davanti a Casso (fig. 46), dove però i danni sono stati piuttosto limitati. Qui, come ho già detto nel capitolo 1 anche nelle parti più alte, come alla chiesa, sono arrivati enormi spruzzi assieme a sassi anche di varie decine di kg, che hanno aperto brecce in molti tetti, mentre la scuola, che nel paese è l’edificio situato alla quota più bassa, e un’altra casa più in alto, hanno avuto maggiori danni (fig. 6), senza che tuttavia i maestri che dormivano nella mansarda ne venissero feriti. Più a Est risultarono distrutte alcune case sparse e la Casera Frasein, gruppetto di fabbricati nel quale perirono tutti quelli che vi si erano rifugiati, essendo stati sloggiati dal Pian della Pozza e dintorni. Analogamente avvenne per varie case al Crocifisso, alle Spesse e in buona parte della Pineda.


Figura 43 La zona della frana e dintorni colpita dall’onda: in giallo sono rappresentati i depositi lasciati dall’onda, mentre le varie tonalità di grigio corrispondono ai vari livelli geologici, per i quali si rimanda alla pubblicazione di Rossi e Semenza (1965) dalla quale la figura è tratta.



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