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pag.17

LA STORIA

1. Il 9 e il 10 ottobre 1963

Il 9 ottobre 1963 ero partito alla mattina presto da casa, insieme al giovane Mario Mascellani, tecnico dell’Istituto di Geologia dell’Università di Ferrara, diretto a Cortina e al regno incantato dell’Alpe di Fanes Grande. Stavo riesaminando in quel periodo la geologia della zona, nel quadro delle ricerche sulla struttura della regione dolomitica, per la preparazione della grande monografia sulla Geologia delle Dolomiti1 del mio maestro professore Piero Leonardi, alla quale tutti i componenti dell’Istituto stavano lavorando da anni; per questo avevo programmato di stare qualche giorno in montagna, mentre la famiglia era a Ferrara. Tornando verso casa dopo un’indimenticabile splendida giornata di sole, che mi aveva permesso di scattare tre rotoli di foto, alle sette e mezza di sera mi ero fermato a Longarone (fig. 2) dal mio fotografo di fiducia Cesare Manarin. Consegnai i rotoli a sua moglie, perché lui era fuori paese: sarebbe tornato più tardi, in tempo per morire con gli altri.

Ricordo che mi diede notizie sul Vaiont (da tempo non ne avevo, se non indirettamente): disse che si sapeva che la frana si muoveva più del solito, e che probabilmente quella sera sarebbe scesa del tutto; e che però sopra la diga sarebbe passata soltanto un po’ d’acqua, senza pericolo per la gente. Non l’ho più rivista, né ho rivisto il bambino, zittito da sua madre perché voleva intromettersi nel nostro breve colloquio, che ancora ricordo come fosse ieri; né ho più visto le mie foto dell’Alpe di Fanes; ma quegli scenari spettacolari li ho ancora negli occhi.

Rientrato a casa, dopo cena mi sedetti qui a questo tavolo a leggere il giornale, e come spesso mi succede mi addormentai con la testa sul tavolo. Mi svegliai dopo le 23, ed era buio. Non ci feci caso, perché spesso qui veniva a mancare la luce (qualche volta succede anche adesso), specialmente durante i temporali. Ma non era quella la causa: il tempo era bellissimo




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  1. (2): Leonardi P. e coll. (1968).