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♦ Il creep. Anche il frequente uso della parola creep, che come si è detto (capitolo 10, nota 45) indica, a seconda di chi l’adopera, un movimento lento soltanto in materiale sciolto, oppure anche in roccia, può aver avuto un effetto rassicurante. È chiaro che se si fosse trattato di un creep di materiale sciolto, che è un movimento sempre molto superficiale, il pericolo sarebbe stato estremamente ridotto. Ma sembra incredibile sostenere che i tecnici pensassero che dall’uso della parola creep si giustificasse l’idea di Penta, il quale riteneva probabile che si trattasse di una frana di debole spessore. Infatti i tecnici, poiché i piezometri (tranne il P2 negli ultimi metri) non denunciavano rotture o deformazioni, avevano chiara l’evidenza che il movimento interessava in blocco una massa di grande spessore.1
♦ La diminuzione della velocità di movimento nei successivi invasi. Ma a convincere i tecnici della relativa innocuità della frana era stata soprattutto la constatazione che i movimenti, misurati in continuità sulla superficie della frana stessa, avevano raggiunto velocità massime minori passando dal primo invaso (1960, 3,5 cm al giorno) al secondo (1961-1962, meno di 1,5 cm al giorno), nonostante che il livello del lago nel secondo invaso fosse stato assai maggiore (700 metri anziché 650). Addirittura, nel marzo 1963 i movimenti si erano arrestati scendendo a 650 m, quota alla quale nel primo invaso era caduta la frana del 4 novembre 1960 e si era raggiunta la massima velocità (superata poi soltanto ai primi di ottobre 1963).
♦ L’ipotesi della “prima bagnatura”. Per spiegare questo fatto era stata formulata da Müller, e accettata da Penta, l’ipotesi2 che il materiale “sensibile” alla presenza dell’acqua, situato in corrispondenza del piano di movimento, subisse, in occasione del primo invaso, un qualche processo di assestamento; per cui al secondo invaso non dava luogo a movimenti sensibili, come invece avveniva con il lago a un livello superiore, quando evidentemente veniva bagnata una nuova porzione del piano di movimento. Bisogna tuttavia dire che questa ipotesi era stata formulata in modo dubitativo, e in seguito dallo stesso Müller (1964) riconosciuta erronea. Ma essa sembrò poi confermata nel terzo invaso a fine luglio, quando, col lago da 15 giorni a livello costante di poco più di 705 metri, le velocità erano di circa 0,5 cm al giorno. Questa apparente conferma però non teneva conto

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(64) Cfr. Gridel, in Calvino et al., pag. IV,6. ↩
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(65) Ipotesi riportata alla pagina 93 della Relazione Finale della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul disastro del Vaiont e nella sentenza del Tribunale dell’Aquila, che alle pagine 301 e seguenti fa una lunga discussione, arrivando addirittura a giustificare il superamento dei 700 m. ↩