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pag.104

questa aumentò poi lentamente nella prima metà di agosto, nonostante che il livello rimanesse costante. A questo punto, “col senno di poi” si sarebbe dovuto iniziare lo svaso, e invece il livello venne portato lentamente a raggiungere i 710 metri alla fine di agosto. Ma da questo momento le velocità1 aumentarono, arrivando a circa 1 cm al giorno a metà settembre e a circa 2 cm al 25 del mese. Dal 26 settembre si iniziò uno svaso rapido, ma le velocità divennero più forti, aumentando ogni giorno, fino a 5 cm il 4 ottobre e a 30 cm al giorno alla mattina del 9 ottobre; per il moto finale è stata calcolata una velocità di 60-100 km/h.

Perché? Certamente, in tutta la vicenda del Vaiont, i due mesi che precedettero il disastro sono i più difficili da interpretare; si può tuttavia cercare di capire quali siano state le ragioni di un comportamento evidentemente sbagliato, ma difficile da classificare in termini di colpe e responsabilità.

La quota “di sicurezza”. Innanzitutto bisogna dire che la misura di 700 metri, per il livello del lago al quale non si sarebbe dovuto avere nessun pericolo, fino all’ultimo momento fu ritenuta valida (e anzi, almeno quando fu deciso di provare a superarla, fin troppo prudenziale e quindi non del tutto vincolante, in quanto indicata da Ghetti per il tempo “eccezionalmente ridotto” di un minuto, ritenuto troppo breve). Di conseguenza i tecnici si sentirono autorizzati a disinteressarsi praticamente della frana considerandola un problema secondario, e a concentrarsi sui problemi delle spalle della diga, tra l’altro a loro più congeniali, che erano continuamente presenti e li impegnavano fortemente.

Le affermazioni di Caloi. Un altro motivo di tranquillità veniva dalle ripetute affermazioni di Caloi, secondo il quale le numerose scosse sismiche, registrate in precedenza e soprattutto nelle ultime settimane, e avvertite molto chiaramente dagli operai addetti ai lavori, non erano dovute ai movimenti della frana, ma a terremoti aventi l’epicentro altrove. Queste affermazioni sono state smentite dallo studio di Belloni e Stefani (1992). Ma d’altra parte si deve ricordare che proprio negli ultimi giorni vi furono soltanto poche scosse, la maggior parte delle quali soltanto strumentali, ossia percepibili soltanto dagli strumenti di misura.




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  1. (63) Cfr. Palmieri (1997), figg. 26, 27 e 28.