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ma per il momento non un arresto totale. Come succedeva anche prima, ogni pioggia intensa provoca ancora ogni volta accelerazioni temporanee, di breve durata, ma spesso molto considerevoli. Alla domanda, se gli scivolamenti possano essere arrestati mediante provvedimenti artificiali, in linea generale si deve rispondere di no, perché anche se in teoria si volesse rinunciare del tutto alla creazione di un serbatoio, si dovrebbe supporre che una frana così grande, dopo essersi mossa una volta, non tornerebbe tanto presto all’arresto assoluto. Non rimane quindi altra via che cercare di ottenere il controllo dello scivolamento, e di limitare con misure artificiali sia i volumi rocciosi sia le velocità delle masse in frana, in modo da evitare gravi danni alle persone e alle costruzioni esistenti”.1
Müller quindi riteneva impossibile arrestare totalmente e definitivamente i movimenti, ma possibile limitarne la velocità.
♦ Müller non consigliò l’abbandono del bacino. Anche il Tribunale dell’Aquila riconobbe che “il prof. Müller non solo non consigliò mai l’abbandono del bacino… ma addirittura incoraggiò la soluzione opposta”.2 In realtà, leggendo la relazione, si constata che l’autore aveva sempre in mente il futuro esercizio del serbatoio. Infatti, dopo aver scartato l’idea di provocare un franamento rapido, per la sua pericolosità (per la diga e per i paesi a monte), raccomandava invece di frenarlo nel miglior modo possibile.
♦ Movimenti sotto controllo. Al momento del rapporto le velocità si erano quasi azzerate, e perciò Müller scrive che “in avvenire sarà possibile stabilire una relazione valida (auswertbare Beziehung) tra il livello del lago, le precipitazioni e la velocità dello scivolamento, ed avere con ciò la possibilità di regolare la velocità”. Nel caso che la velocità avesse potuto essere tenuta sotto controllo, come è avvenuto fino ai primi di agosto del 1963, i movimenti della massa avrebbero fatto sì che la sua fronte arrivasse a superare lentamente l’orlo della forra del torrente, provocando la caduta nel bacino di porzioni piccole e ondate di modesta altezza. Cadute simili si sarebbero ripetute a distanza di tempo, fino a che la massa rimasta a monte non fosse divenuta troppo piccola per riuscire a spingere avanti quella sulla fronte, che si appoggiava sulla parte suborizzontale della superficie di movimento. Questa era la convinzione di Müller, con la quale concordavo.3

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(42) Testo originale di questo passo: Die bisherigen Bewegungsmessungen zeigen, daß durch Spiegelsenkung des Sees zwar eine Verzögerung der Bewegung, aber zunächst kein Stillstand eintritt. Nach wie vor verursacht jeder heftigere Regen immer wieder vorübergehende, kurzfristige, aber oft sehr erhebliche Beschleunigungen. Die Frage, ob die Gleitungen durch künstliche Maßnahmen zum Stillstand zu bringen seien, muß generell verneint werden, denn selbst wenn man, theoretisch betrachtet, auf die Anlage eines Stausees ganz verzichten wollte, wäre anzunehmen, daß eine so große Gleitung, nachdem sie einmal in Gang gekommen ist, nicht so bald wieder ganz zur Ruhe kommen würde. Es bleibt somit kein anderer Weg als der Versuch, die Gleitung unter Kontrolle zu bekommen und die abstürzenden Gesteinsmengen sowie die Geschwindigkeiten durch künstliche Maßnahme so zu beschränken, daß größere Schäden für Menschen und vorhandene Bauwerke vermieden werden können. ↩
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(43) Tribunale dell’Aquila, pag. 267; Corte d’Appello dell’Aquila, pag. 195; cfr. Palmieri, pag. 51. ↩
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(44) Non si capisce come qualcuno abbia potuto accusarmi di avere cambiato idea, magari dietro pressioni interessate, come è stato supposto da Fabbri (pag. 454) e da qualcuno durante il processo dell’Aquila. È chiaro infatti che nessuno aveva previsto la velocità della frana che scivolò il 9 ottobre 1963. Aver conosciuto la forma della frana non significa aver previsto la sua velocità. A questo proposito si deve dire che a tutt’oggi esistono ancora interrogativi sui motivi per i quali si è raggiunta una simile velocità, come affermava Datei nel 1964 e molti altri dopo di lui. Si veda il capitolo 16. ↩