pag.40
Una lunga fessura. Una fessura era stata rilevata nella parte media del versante detritico in sinistra il 17 agosto del 1957, quando il lago aveva superato la quota 790, che è 10 m al di sotto di quella del massimo invaso; la fessura, con andamento grossolanamente arcuato, partiva a Ovest a quota 840 circa e saliva fin verso quota 960 per ridiscendere a Est fino a quota 890. Da quel momento la sua apertura era stata misurata periodicamente su quattro sezioni con l’aiuto di picchetti. I movimenti osservati (dopo i primi, non registrati), registrarono una prima impennata fino a 35 cm di spostamento totale durante un rapido svaso del serbatoio (60 m in 20 giorni), ma erano poi nettamente diminuiti e in seguito quasi arrestati dal marzo all’ottobre del 1958, non mostrando variazioni di velocità riferibili né alle precipitazioni né alle numerose e rapide variazioni del livello del lago. Le misure furono poi sospese fino al 3 marzo 1959, quando con la scomparsa del manto nevoso si constatò la presenza di fessure trasversali sulla strada, che segnavano chiaramente i margini laterali della massa e denunciavano la ripresa del movimento; le misure del 16 marzo mostravano incrementi fino a 1,36 m in quei 13 giorni. Il fenomeno tuttavia venne sottovalutato.
Evidentemente, se vi fosse stata un’esperienza maggiore nel campo delle frane, tutto l’insieme dei fenomeni sommariamente citati avrebbe potuto consigliare un diverso comportamento da parte di chi gestiva l’impianto. Non risulta che nessun geologo se ne sia occupato prima del franamento del 22 marzo 1959. L’incarico al professore Penta fu dato subito dopo (vedi nota 35).1
♦ Grande preoccupazione vi era invece per un altro fenomeno franoso. Esso era situato alla confluenza del Rio di Bosconero nel T. Maè, che interessava la spalla sinistra della diga, e che per distinguerlo dall’altra chiamerò qui “Frana di Pontesei spalla diga”: si trattava di uno scivolamento traslativo lungo varie superfici di strato nella roccia dolomitica situate poco più in alto della zona d’imposta della diga, attivo da anni, e i suoi movimenti erano studiati con vari metodi di misura. Si era anche cercato di contrastarlo al piede con un contrafforte a cavallo della valle del Rio di Bosconero, il quale purtroppo si rivelò inutile, probabilmente a causa della forte fratturazione della roccia nella zona di contatto.2
Dall’agosto 1958 le velocità di questa frana (ovviamente diverse a seconda dei metodi e dei punti di misurazione) erano aumentate con l’innalzamento

-
(35) Francesco Penta, professore di Geologia Applicata alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Roma, autore di numerose pubblicazioni sulle frane, componente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e della Commissione di Collaudo della diga del Vaiont. Si veda in A3 il capoverso “Commissione di Collaudo”. ↩
-
(19) vedi Capra e Linari (1960) e Walters (1962). ↩