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pag.34

Il secondo progetto di diga, al Ponte del Colombèr. Dal Piaz sottolineò che il Calcare del Vaiont, nel quale è incisa la gola al ponte del Colombèr, ha qualità decisamente migliori dell’insieme dei vari terreni affioranti al ponte di Casso e nella gola a monte e a valle di esso, che fanno parte della Formazione di Socchèr e della Scaglia. Il volume dell’invaso poi, data la possibilità di costruire al ponte del Colombèr una diga assai più alta e più a valle, era enormemente maggiore. E per quanto riguarda la permeabilità, al momento della scelta definitiva le tecniche di impermeabilizzazione consentivano di superare le difficoltà avanzate da Hug negli anni Venti (cfr. G. Dal Piaz 1937).

La decisione finale di costruire la diga al Colombèr. Questa decisione, ardita ma coerente con tutte le conoscenze necessarie per quanto riguarda la diga, venne presa nel 1945 poco dopo la fine della guerra, e modificata negli anni successivi innalzando il livello del massimo invaso dai 667 iniziali a 679 e infine a 722,50, anche sotto la spinta della crescente necessità di produrre energia elettrica, per favorire la ripresa economica nazionale.1 L’impresa era tale da coinvolgere non solo l’interesse, ma anche il prestigio della SADE, il cui Presidente, Conte Vittorio Cini, volle rendersene conto personalmente andando a visitare la stretta (fig. 9).

Gli studi sulla stabilità dei versanti. Si è già detto delle ricerche sulla stabilità di Erto e sulla permeabilità del Passo di S. Osvaldo. Il resto dei versanti era stato preso in considerazione, ma non con uno studio sistematico di dettaglio, allora non richiesto e che nessuno faceva. In ogni relazione era menzionato l’ammasso di frana che costituisce la Pineda.

♦ La Pineda (fig. 13). Nelle varie relazioni, che accompagnavano le domande di concessione a ogni variazione del progetto, e in particolare in quelle del 1948, del 1957 e del 1958, Dal Piaz accennava solamente all’esistenza della massa di un’antica frana “ad Est del Torrente Massalezza” (dapprima senza nome, ma poi indicata esattamente come il colle della Pineda, situata circa 3 km ad Est della prevista zona d’imposta della diga e decisamente diversa per natura dalla frana scoperta più tardi a cavallo del Massalezza). Egli affermava che avrebbe potuto “dare luogo a smottamenti e distacchi”, ma riteneva giustamente, data la natura di quell’ammasso, che si sarebbe trattato di fenomeni di scarsa entità. La giustezza di questa idea si spiega con la forma spigolosa e la probabile cementazione dei frammenti calcarei che compongono interamente l’ammasso, e con l’orizzontalità




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  1. (12) Questo innalzamento rese necessario il collegamento, nel complesso dell’impianto Piave-Boite-Maè-Vaiont, del serbatoio di Vodo con quello di Pontesei. Il massimo invaso di questi due serbatoi era a quota tale (850 Vodo, e 800 Pontesei) da poter riempire la parte del serbatoio del Vaiont che sarebbe stata a un livello più alto di quello degli altri serbatoi: questi ultimi infatti, avendo il massimo invaso praticamente allo stesso livello (683 Pieve, 679 Vaiont 1° progetto, 677 Val Gallina), costituivano in sostanza un unico serbatoio. L’innalzamento suddetto richiese inoltre la costruzione della centrale del Colombèr, a valle della quale l’acqua del serbatoio del Vaiont poteva entrare senza problemi nella galleria di derivazione verso la centrale di Soverzene.