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pag.23

Una vista assai migliore l’avemmo a Casso, Vi eravamo arrivati per il sentiero che dai pressi della diga sale verso Ovest, fino a raggiungere quello che sale da Codissago, e qui però ci fermammo a guardare il panorama allucinante della Valle del Piave sconvolta dall’ondata, da Faè fino a monte di Longarone. Poi proseguimmo quasi in piano verso Est fino al paese. Da qui si vedeva molto meglio la forma della massa franata (fig. 5): il suo margine meridionale conservava quasi esattamente l’andamento a M della fessura perimetrale (vedi capitolo 9), e le due parti più arretrate risultavano tuttora più alte di quella frontale, ed erano ancora coperte dalla loro vegetazione, con i tronchi quasi ovunque inclinati all’indietro in conseguenza della rotazione subita dalla massa. Alle loro spalle si vedeva la superficie di distacco, che in alto era delimitata dalla linea a M or ora citata. Questa superficie - adesso quasi totalmente ripulita dalle piogge - era allora in gran parte coperta da detrito caduto nella notte.

Presso il cimitero del paese incontrammo l’ingegnere Mario Ruol dell’ENEL, anche lui incaricato da Biadene nella notte, arrivato con un geometra da Cimolais attraverso il Passo di S. Osvaldo ed Erto e poi per il vecchio sentiero che passa nella parte alta del versante della valle, praticamente non interrotto dall’onda.

Tutta l’erba del prato accanto al cimitero era piegata verso Ovest, e bagnata. Risulta che effettivamente l’onda non ha provocato lassù gravi danni, salvo un po’ più in basso alla scuola e a una casa, situate entrambe sul lato Sud-Ovest dell’abitato (fig. 6), dove il terreno pende verso Sud-Est, come il versante sottostante, sul quale l’acqua è risalita più facilmente che in altre direzioni: quindi l’erba dev’essere stata piegata da una piccola lama d’acqua o anche dallo spostamento d’aria prodotto dall’onda. Ma anche nella parte più alta di Casso sono arrivati grandi spruzzi e varie pietre, che hanno sfondato in vari punti i tetti delle case: una di queste, di circa 60 chili, ha sfondato il tetto della chiesa, appoggiandosi alla volta dell’abside; ora sta sulla balaustra davanti all’altare, dove funge da ambone.

Nel prato vedemmo anche gli elicotteri che trasportavano altrove gli abitanti, alcuni dei quali sembravano riluttanti. Ma risulta che una trentina di uomini e due donne rimasero là, per occuparsi del bestiame, non facilmente trasportabile.



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