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colore rosa, e al di sotto un sottilissimo livello di calcari selciferi verdi e rossastri (parte bassa del Giurassico superiore). A Sud-Ovest invece, e quindi nella Valle del Vaiont medio bassa e nella bassa Val Mesazzo, il medesimo intervallo stratigrafico corrisponde a quella che lui chiamò Formazione di Socchèr, che raggiunge nell’insieme lo spessore di circa 200 metri. Questa è una complessa alternanza di livelli di natura alquanto diversa, che oggi vengono distinti all’interno delle due formazioni, di Socchèr e di Fonzaso (Ferasin 1955 e 1956; Rossi e Semenza 1965; Riva et al. 1990), e che qui semplificando raggrupperò in tre livelli, b, c e c’ (vedi la fig. 28; N. B.: nella figura 28 c e c’ sono uniti), che si susseguono dall’alto al basso come segue: - un livello b, superiore, nel complesso molto rigido, costituito da grossi banchi calcarei compatti di vario tipo (che chiamerò qui “Banchi di Socchèr”) con alcuni potenti livelli rossastri, uno dei quali, (visibile nella fig. 36) è sito alla base ed è meno compatto; - un livello c, sottostante, facilmente ripiegabile, che è una potente serie sottilmente stratificata di marne e calcari marnosi rossi, o verdastri o grigi, in parte cretacica, sopra, e in parte giurassica, sotto (chiamata qui “strati sottili Fonzaso-Socchèr”); - un livello c’, basale, del Giurassico superiore, di calcari selciferi di color grigio, in strati sottili con intercalazioni argillose (che qui chiamerò “Fonzaso con argille”), la cui parte più alta è stata la sede di buona parte del piano di scivolamento della frana, a causa dello scarso attrito e della scarsa permeabilità dell’argilla.
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Foglio Belluno della Carta Geologica delle Tre Venezie, alla scala 1:100.000 (1941). Questa parte del foglio era stata disegnata sulla base del rilevamento di G. Boyer, con revisioni di S. Zenari.
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Il rigetto di una faglia (verticale, orizzontale o obliquo) è la distanza tra due punti che prima del movimento erano adiacenti.
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Georges Boyer aveva studiato il massiccio del Borgà come estrema parte orientale dell’area del suo pregevolissimo studio, area che parte a Ovest dal Gruppo del Talvena, interpretando il Borgà in un modo incompleto, ma indicando giustamente al suo margine NE l’esistenza della grande faglia del Valon di Copada, con rigetto di circa 1000 m, evidentissima a chi guarda il massiccio da NW. Il suo studio, pubblicato nel 1913, sarebbe probabilmente proseguito nella parte a oriente; ma fu invece interrotto dalla guerra, che lo vide combattente e ferito sul campo di battaglia in Alsazia, e poi ricognitore sugli aerei, fino a che morì in un incidente aereo nella primavera del 1916. Il carteggio intensissimo che durante i suoi studi nella zona intrattenne con Giorgio Dal Piaz (suo amico e maestro) ne mette in luce l’impegno scientifico e l’entusiasmo, doti che certamente l’avrebbero portato a risolvere questo difficile problema. Ferasin invece, guardando da Est, non aveva potuto vedere quella faglia, in quanto da Ovest verso Est essa va gradualmente riducendo il suo rigetto, fino ad annullarlo poco a Est della Forcella Copada, mentre aveva esattamente riconosciuto l’esistenza del ricoprimento del Borgà sulla serie della bassa Val Zemola, tra la Forcella Copada e la Valle del Vaiont a Ovest di Erto. Sia Boyer che Ferasin, accomunati dalla tragicità del loro destino, avrebbero potuto da soli risolvere il problema se ne avessero avuto il tempo. Toccò invece a me, e vi riuscii avvantaggiandomi degli studi di entrambi. Mi bastarono infatti due escursioni: una da Erto alla Forcella e poi giù fino a Davestra, per riconoscere la giustezza dell’idea di Ferasin circa l’esistenza del lembo di ricoprimento, e
