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pag.251

un’altra nell’alta Val Zemola, per trovare la “radice” del ricoprimento e avere quindi la chiave per capire la storia strutturale dell’area nordoccidentale del Vaiont. Quest’ultima è difficile da spiegare in poche righe. Va premesso che un lembo di ricoprimento è una parte di una falda di scorrimento (cioè di una massa che si è sovrapposta scorrendo sopra ad un’altra a causa di sforzi tettonici), che è stata separata dalla parte principale della falda per erosione o altro fenomeno. Ritengo che questa parte principale sia individuabile in un sovrascorrimento ben visibile nell’alta Val Zemola e che il lembo stesso sia rimasto distaccato da essa per erosione, o scivolando fino al fondo della sinclinale di Erto prima delle ultime fasi tettoniche che hanno corrugato l’insieme del M. Buscada e del M. Citta (E. Semenza, 1960; Riva M. et al., 1990).

  1. Per dare un’idea della difficoltà della zona, devo accennare che esisteva un’ipotesi secondo cui tutti i massicci montuosi, mesozoici, di una vasta zona attorno al Vaiont fossero sovrapposti alle formazioni più recenti, cenozoiche, affioranti nella conca di Erto, presso Cimolais e nell’Alpago, che sono effettivamente analoghe tra loro. Questa ipotesi, derivata dalla chiara sovrapposizione visibile a NW di Erto, del Calcare del Vaiont (del lembo di ricoprimento del Borgà) sulla Scaglia e di questa sul Flysch, non regge però se si considerano tutti gli altri contatti tra le formazioni cenozoiche e mesozoiche nell’intera area in questione, ed è chiaramente in contrasto con lo studio di Ferasin del 1956. Tuttavia Weiss (1964) riporta ancora quell’idea, e afferma addirittura (a pag.
  1. che essa è stata confermata dalla Großmechanik dell’anno 1963 (cioè il franamento del M. Toc).
  1. Il regolamento dighe, in vigore all’inizio dei lavori (1957), risaliva al 1931 (31 gennaio 1931, n. 1370), e venne sostituito dal DPR 11 gennaio 1959, n. 1363, che a differenza del primo cita l’obbligo, per la relazione geologica, di contenere gli elementi oggettivi relativi alla stabilità dei versanti (vedi Fabbri, pag. 299 e segg.); è da notare che questa parte del regolamento fu curata dal prof. Penta. Corrispondentemente nel succitato trattato di geologia applicata di A. Desio (1948), le indagini sulla stabilità dei versanti non erano nemmeno citate tra gli argomenti che il geologo doveva trattare nella relazione per una diga: questi erano la stabilità delle imposte della diga, la loro impermeabilità, e l’impermeabilità del bacino. È significativo che, nella edizione del 1973 di quel trattato, è stata aggiunta la stabilità dei versanti.

  2. Questo innalzamento rese necessario il collegamento, nel complesso dell’impianto Piave-Boite-Maè-Vaiont, del serbatoio di Vodo con quello di Pontesei. Il massimo invaso di questi due serbatoi era a quota tale (850 Vodo, e 800 Pontesei) da poter riempire la parte del serbatoio del Vaiont che sarebbe stata a un livello più alto di quello degli altri serbatoi: questi ultimi infatti, avendo il massimo invaso praticamente allo stesso livello (683 Pieve, 679 Vaiont 1° progetto, 677 Val Gallina), costituivano in sostanza un unico serbatoio. L’innalzamento suddetto richiese inoltre la costruzione della centrale del Colombèr, a valle della quale l’acqua del serbatoio del Vaiont poteva entrare senza problemi nella galleria di derivazione verso la centrale di Soverzene.

  3. Leopold Müller (1908-1988), di Salisburgo.

  4. Era proprio la parte frontale della massa che si mise poi in moto nel 1960, e scivolò velocissimamente nel 1963. Ma ecco come ne parlava (traduzione SADE): “Anche la zona della sponda sinistra, caratterizzata da stacchi estesi collegati fra loro, sui verdi prati della



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