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Settembre 1963 - La velocità, rimasta quasi costante in agosto, va aumentando, lentamente ma continuamente. In una riunione del 18 settembre si decide lo svaso, che però inizia solo il 26, quando la velocità ha raggiunto i 2 cm al giorno; ma nonostante l’abbassamento essa non diminuisce, e va anzi aumentando rapidamente fino al movimento finale del 9 ottobre 1963. Questi ritardi si possono forse spiegare con l’avvenuto passaggio della gestione dell’impianto dalla SADE all’ENEL, che può aver reso più difficile e lenta ogni decisione in merito alle misure necessarie a fronteggiare la situazione (vedi capitolo 12).
9 Ottobre 1963 - Riunione a Praga del Comitato Internazionale Grandi Dighe, con discussione sulla opportunità o meno di fare serbatoi in valli che abbiano avuto franamenti. Nessuna decisione.
Alle 22,39 la grande massa scivola nel serbatoio. L’ondata si divide in varie direzioni, distruggendo gran parte di Longarone e colpendo gruppi di case di altri paesi.
Dopo la catastrofe - Incertezze sulla stabilità di altre parti del versante sinistro della valle del Vaiont, e conseguente evacuazione degli abitanti. Grandissima risonanza in tutto il mondo, e conseguenze in vari campi. Nuova prassi riguardo agli studi geologico-tecnici necessari per la progettazione, in attesa di nuove normative rigorose e dettagliate riguardanti lo studio della stabilità dei versanti.
Numerose ipotesi sulle cause del movimento ed in particolare della sua enorme velocità. Fattori che possono aver contribuito al movimento:
- la struttura geologica del versante settentrionale del M. Toc, e in particolare l’esistenza di un vecchio piano di movimento, con materiali dotati di angolo di attrito estremamente basso. I valori di questo, stimati da diversi studiosi, risultano però troppo elevati per permettere l’innesco del movimento e l’alta velocità raggiunta dalla massa; questa non poté essere spiegata, in termini quantitativi, nemmeno con la presenza delle argille all’interno della formazione in cui si era verificata la rottura. Soltanto con gli esperimenti di Tika e Hutchinson (1999) si è raggiunto un risultato che permette di spiegarla;
