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pag.214

primi di settembre del 1959, e avevano sùbito indotto Carlo Semenza a fare eseguire vari studi per verificarne la validità (indagine sismica, sondaggi, misure topografiche).

Le discussioni tra mio padre e me sulla relazione. Mi chiede di “attenuare qualche affermazione”. Questo me l’aveva scritto: ma non in modo autoritario, non lo era mai. Tina Merlin suppone a pagina 74/61 del suo libro che con questa frase Carlo Semenza abbia chiesto al figlio di mentire, ma attenuare qualche affermazione è alquanto diverso: chiedeva in sostanza di dire che si trattava di un’ipotesi, da verificare con studi successivi. Ciò che temeva era probabilmente che qualcuno potesse interpretare le affermazioni della relazione in modo più allarmistico del dovuto, e questo qualcuno poteva essere nella SADE, più che a Belluno o a Roma. Alla direzione generale della società tutti erano molto prudenti. Quindi il suo consiglio rispondeva certamente alla necessità di esser libero di proseguire il lavoro, che si sentiva in grado di svolgere padroneggiando la situazione, come aveva già da molto tempo fatto, con i provvedimenti iniziati dal settembre-ottobre del 1959 per controllare l’esattezza delle mie affermazioni. E anche se la relazione, una volta consegnata alla SADE senza le attenuazioni richieste, non è stata consegnata a nessun’altro ente, certamente la Commissione di Collaudo ne conosceva il contenuto.

La presentazione della relazione. Scena assurda e confusione di date: la relazione fu presentata nel giugno 1960, eppure si parla della fessura a M, comparsa quattro mesi dopo. Nel film però l’invaso non era ancora cominciato, quindi non si era ancora nella primavera del 1960, e a quel momento non si sapeva nemmeno fin dove si estendesse la frana verso l’alto. Inoltre nessuno allora sapeva se ci fosse veramente argilla nella zona della frana: era stata vista come riempimento in fessure nella zona della diga, ma non in strati continui tra un livello calcareo e l’altro. Io non ero affatto imbarazzato nel ripetere quello che avevo scritto. E per sentirsi sollevato mio padre non aveva bisogno di ascoltare cose che già sapeva.

“Mandiamo al Ministero la relazione di Dal Piaz… con Edoardo me la vedo io”. Ma al Ministero, che non aveva richiesto ulteriori relazioni, non fu inviata né la relazione mia e di Giudici, né quella di Dal Piaz, del 9 luglio 1960.



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