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♦ Che cosa si poteva prevedere? Che immediatamente dopo la frana del 4 novembre 1960 sia stata presa in considerazione anche questa ipotesi, sembra dimostrato dalla richiesta, fatta il 27 novembre da Carlo Semenza al suo amico e maestro Francesco Marzolo (vedi pag. 50), “di calcolare l’onda di piena sul Piave in caso di rottura della diga”, ipotizzabile nel caso che la frana andasse a colpirla. Ma risulta che nel seguito questa eventualità venne esclusa, come impossibile: tanto è vero che l’imbocco occidentale della galleria di sorpasso, costruita appunto per bypassare la frana, è stato situato circa cinquanta metri a monte della diga.
Quest’ultima previsione sembra giustificata da una serie di considerazioni.
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La direzione degli spostamenti, costante fin dai primi movimenti osservati, confermava le mie previsioni non essendo verso la diga (vedi Tav. XVI di Selli e Trevisan, 1964), ma verso NNE.
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Nella parte occidentale della massa lo spessore si andava riducendo progressivamente, fino ad arrivare allo zero lungo il suo margine occidentale, che scendeva da Sud fino a un centinaio di metri a Est della spalla della diga (vedi fig. 11, in Broili 1967).
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Il materiale presente in questa parte era estremamente fratturato, quasi un detrito formato da frammenti di piccola dimensione, e di natura marnosa.
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La gola a monte della diga, fino al ponte del Colombèr (distante circa 300 metri), era molto più larga che al ponte stesso; era quindi in grado di contenere una grande quantità di detrito che eventualmente dovesse provenire da Est per assestamento secondario della massa franata.
♦ Che cosa è successo realmente? La giustezza delle considerazioni suddette è stata dimostrata dai seguenti fatti: a) quando la frana è scesa velocemente nel serbatoio, la direzione del movimento è stata quella indicata al punto 1; b) sui due margini laterali della massa, venutisi a trovare largamente in acqua, si sono sviluppati movimenti secondari: imponente quello a Est, oggi ben visibile, e molto ridotto quello a Ovest, per il motivo detto al punto 2. Pertanto in direzione della diga si è mossa secondariamente una quantità di detrito relativamente piccola, che aveva a disposizione la gola, profonda qui circa 250 metri: questo materiale è scivolato sempre nell’acqua, e quindi piuttosto lentamente, verso questa gola; perciò la diga
