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pag.198

Che cosa si poteva prevedere? Che immediatamente dopo la frana del 4 novembre 1960 sia stata presa in considerazione anche questa ipotesi, sembra dimostrato dalla richiesta, fatta il 27 novembre da Carlo Semenza al suo amico e maestro Francesco Marzolo (vedi pag. 50), “di calcolare l’onda di piena sul Piave in caso di rottura della diga”, ipotizzabile nel caso che la frana andasse a colpirla. Ma risulta che nel seguito questa eventualità venne esclusa, come impossibile: tanto è vero che l’imbocco occidentale della galleria di sorpasso, costruita appunto per bypassare la frana, è stato situato circa cinquanta metri a monte della diga.

Quest’ultima previsione sembra giustificata da una serie di considerazioni.

  1. La direzione degli spostamenti, costante fin dai primi movimenti osservati, confermava le mie previsioni non essendo verso la diga (vedi Tav. XVI di Selli e Trevisan, 1964), ma verso NNE.

  2. Nella parte occidentale della massa lo spessore si andava riducendo progressivamente, fino ad arrivare allo zero lungo il suo margine occidentale, che scendeva da Sud fino a un centinaio di metri a Est della spalla della diga (vedi fig. 11, in Broili 1967).

  3. Il materiale presente in questa parte era estremamente fratturato, quasi un detrito formato da frammenti di piccola dimensione, e di natura marnosa.

  4. La gola a monte della diga, fino al ponte del Colombèr (distante circa 300 metri), era molto più larga che al ponte stesso; era quindi in grado di contenere una grande quantità di detrito che eventualmente dovesse provenire da Est per assestamento secondario della massa franata.

Che cosa è successo realmente? La giustezza delle considerazioni suddette è stata dimostrata dai seguenti fatti: a) quando la frana è scesa velocemente nel serbatoio, la direzione del movimento è stata quella indicata al punto 1; b) sui due margini laterali della massa, venutisi a trovare largamente in acqua, si sono sviluppati movimenti secondari: imponente quello a Est, oggi ben visibile, e molto ridotto quello a Ovest, per il motivo detto al punto 2. Pertanto in direzione della diga si è mossa secondariamente una quantità di detrito relativamente piccola, che aveva a disposizione la gola, profonda qui circa 250 metri: questo materiale è scivolato sempre nell’acqua, e quindi piuttosto lentamente, verso questa gola; perciò la diga



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