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state convocate diverse persone. Io ci sono stato nei giorni 8, 9, 14, 15, 16 e 17 novembre e in quei giorni ho partecipato a sopralluoghi con altri. Ma per Paolini (pag. 72) né io né Giudici saremmo stati invitati: “Troppo giovani per avere ragione”. Giudici certamente non c’era, ma io sì. Anche nell’appendice (pag. 128) c’è un elenco dei partecipanti, in cui, forse per non contraddirsi, c’è il mio cognome ma non il mio nome.1
♦ L’unico che gode è Müller, perché “ormai è chiaro per tutti che aveva ragione” (pag. 72). Ma probabilmente era la prima volta che metteva piede al Vaiont dopo il luglio 1959: nel rapporto del 10 ottobre 1959 aveva soltanto formulato ufficialmente le prescrizioni per lo studio (che lui stesso mi aveva indicato per lettera in luglio). Circa le mie ricerche nella zona del Toc, ne era stato informato da mio padre e da me a Salisburgo il 1° ottobre 1959, e aveva quindi confermato in quel rapporto il consiglio di eseguire sondaggi nella zona. Ma non risulta che lui personalmente se ne fosse più occupato fino a quel momento. Circa poi immaginare che godesse della cosa, francamente mi sembra di cattivo gusto.
♦ La seconda indagine sismica di Caloi. È presentata come già avvenuta al momento del sopralluogo e della riunione subito dopo la frana del 4 novembre 1960 (pag. 72), ma è iniziata dopo, in dicembre, ed è terminata all’inizio del 1961.
♦ Sifone sul fondo o galleria a una certa altezza? A pagina 74 c’è poi il discorso, piuttosto confuso, del sifone, perché “non basta una galleria orizzontale”: ma un sifone così concepito non avrebbe dato nessun vantaggio, e anzi avrebbe comportato problemi costruttivi rilevantissimi e sarebbe costato enormemente di più. La galleria di sorpasso non è quindi stata scavata sul fondo (anche perché, in ogni lago, il fondo è destinato a riempirsi più o meno rapidamente di materiale trasportato dai corsi d’acqua che vi arrivano, e anche di fango) bensì a una certa altezza sopra il fondovalle, nel versante opposto a quello della frana, dove la roccia era in buone condizioni.
La galleria comunque era necessaria non solo per “salvare l’impianto”, ma anche, e prima di tutto, per la sicurezza di Erto. Sembra che Paolini, non potendo negare questo fatto, lo minimizzi mettendolo in ridicolo (pag. 75).

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(113) Nel suo 15° Rapporto, Müller annota: “Ai sopralluoghi e alle successive discussioni hanno partecipato i sigg. Dir. Semenza, Dir. Biadene, Dott. E. Semenza e gli ingegneri Pancini, Linari, Ruol e Vielmo”. E il P.M. Mandarino (1967) afferma che io c’ero e mio padre no. ↩