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pag.171

Finanziamento a fondo perduto. In questo quadro si può far rientrare il discorso che Paolini fa a pagina 57. Si parla di finanziamento a fondo perduto alla SADE. Mi risulta che tutti gli impianti importanti, secondo la vecchia legge, avrebbero comunque dovuto passare alla proprietà dello Stato dopo sessant’anni (rinnovabili) e che il contributo dato alle società costruttrici si basava sul possibile vantaggio della regolazione delle portate dei corsi d’acqua, anche ai fini irrigui. Circa poi la tesi che il Vaiont “sarà pagato per la seconda volta” all’atto della nazionalizzazione, occorre fare una lunga precisazione.

“L’ENEL ha comprato il Vajont dalla SADE come impianto funzionante (pag. 9 dell’allegato A del protocollo d’acquisto)” (pag. 95). Invece (come riporta lo stesso Paolini a pagina 135) venne stilato un “Verbale (del 27 luglio 1963) relativo alla presa in consegna dell’impresa elettrica SADE da parte dell’ENEL”. Quella pagina, dal titolo “Centrali idroelettriche in esercizio”, si riferisce alla centrale del Colombèr, indica il 1963 come anno dell’entrata in esercizio e il Vaiont come serbatoio di regolazione. È importante precisare che quando il livello del lago superava la quota 680 l’acqua non poteva essere convogliata direttamente alla centrale di Soverzene, ma doveva prima cedere parte della propria energia passando attraverso la centrale del Colombèr. Altrimenti l’acqua andava scaricata nella gola a valle della diga, rimanendo così inutilizzata, come avviene attualmente.

Non c’è stata nessuna vendita, ma trasferimento, con data 16 marzo 1963. La legge era chiara: come già detto, l’indennizzo per l’esproprio era basato sul valore delle azioni negli anni 1959-1961, “senza alcun riferimento al valore o alla funzionalità degli impianti” (Corte d’Appello, pag. 205). Comunque gli impianti erano 70 (68 idroelettrici e 2 termoelettrici), non uno solo. È stata pagata in totale una cifra dell’ordine di 120 miliardi. Il protocollo di consegna, preparato nella segreteria dell’Amministratore provvisorio dell’ENEL-SADE, Benvenuti, era un atto puramente formale, nel quale non aveva proprio nessuna importanza che vi fosse scritto se un impianto fosse o meno in esercizio. C’erano allora impianti in tutte le situazioni, alcuni addirittura in costruzione, altri in disuso, e tutti passarono all’ENEL senza problemi.

Che lo Stato abbia sbagliato a comprare un impianto come quello del Vaiont è stata una tesi, almeno in alcuni periodi, sostenuta dall’ENEL: ma



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