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♦ Il Toc è uno spuntone di frana (pag. 23/19). Va precisato che si tratta del Pian del Toc, o della punta del Toc, e non del Monte Toc.
♦ Il Vaiont come Vallesella. Cita l’esempio degli sprofondamenti avvenuti fin dai primi anni Cinquanta nel paese di Vallesella, sulla riva del lago di Pieve di Cadore, per dire che è giustificato il timore degli ertani (pag. 50/42). Era “un precedente di cui la SADE aveva l’obbligo di tenere conto” (nota 12 a pag. 55/45). Ma a Vallesella si tratta di movimenti verticali dovuti al carsismo dei gessi, che nella valle del Vaiont non ci sono.
♦ Che cosa si temeva nel 1959? Attribuisce a Celeste Martinelli (uno dei più energici componenti del Consorzio per la rinascita della Valle Ertana) una frase “sulla tenuta del Toc” che è poco credibile se pronunciata nel maggio 1959 (ma dal contesto in realtà non si capisce): “Vedrà che casca, quando ci sarà l’acqua nel bacino il monte casca giù e provocherà una tragedia” (pag. 62/51-52) (vedi il testo dell’articolo di cui al capoverso seguente). Comunque c’è sempre l’equivoco tra Monte Toc e Pian del Toc.
♦ Che cosa aveva scritto veramente T. Merlin sull’Unità del 5 maggio 1959? Nel libro riferisce sull’assemblea del Consorzio per la rinascita della Valle Ertana. E dice: “Ricordano quanto è successo a Forno di Zoldo qualche mese prima; ciò che è accaduto anni prima a Vallesella di Cadore. Manifestano la loro apprensione per ciò che potrà accadere anche a Erto, quando l’acqua sarà immessa nel bacino e il suo movimento andando su e giù eroderà le sponde, scaverà buche sotto il pelo dell’acqua, toglierà stabilità alla vecchia frana di cui è fatto il Monte Toc, a quella dove è costruita Erto” (pag. 62/52). Però nel suo articolo del 5 maggio non si parla né di Forno di Zoldo (Pontesei) né di Vallesella di Cadore, né tanto meno della vecchia frana del Toc. Si dice soltanto che gli ertani “intravedono un pericolo grave per la stessa esistenza del paese, a ridosso del quale si sta costruendo un bacino artificiale di 150 milioni di m³ d’acqua che un domani erodendo il terreno di natura franosa, potrebbero far sprofondare le case nel lago”. Quindi significa che nell’assemblea non si era parlato né di Pontesei, né di Vallesella, né del Toc. Ciò è particolarmente importante per Pontesei, dato che se ne era occupata il giorno stesso della frana (Merlin 23 marzo 1959). Dall’articolo del 5 maggio risulta quindi che la
