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l’alto Vaiont, ma le confesso sinceramente che non m’è riuscita bene, e non mi soddisfa. Abbia la cortesia di mandarmi il testo di quella ch’Ella mi ha esposto a voce, che mi pareva molto felice”. Penso che tra persone oneste e amiche si può concepire che rapporti come questi non siano sospetti: non c’è ombra di servilismo, ma solo la richiesta di ricevere un testo che gli era piaciuto. Che la memoria e la prontezza di un uomo di quell’età non fossero più come in passato, non c’è da meravigliarsi; e che la fiducia reciproca fosse fuori discussione, rientra nella logica di chi non ha bisogno di avanzare sospetti. È evidente che se fosse mancata la fiducia, mai Dal Piaz avrebbe scritto quella lettera; e che abbia sempre ritenuto sostanzialmente stabili i versanti della valle, non vi può essere dubbio, in base a tutta la storia precedente e successiva, almeno fino al 4 novembre 1960. E allora a cosa serve insistere su questo episodio, se non per sollevare sospetti su persone insospettabili?
♦ C. Semenza chiede al figlio di mentire? Un pezzo a commento della presentazione della relazione mia e di Giudici (pag. 73-74/61) merita una risposta circostanziata. Siamo nella primavera del 1960, e C. Semenza non può temere veramente la nazionalizzazione, eventualità ancora remota. Ma è grave si supponga che mi abbia chiesto di mentire: infatti mi proponeva di “attenuare qualche affermazione”, il che è alquanto diverso. Quello che conta, in una relazione del genere, è la sostanza, non la forma; e la forma, a suo giudizio, avrebbe potuto allarmare qualcuno più del dovuto. Credo fosse questo ciò che lui temeva. E questo qualcuno poteva essere nella SADE, più che a Belluno o a Roma. Alla direzione generale della società tutti erano molto prudenti e anche timorosi, e non hanno mai forzato la mano ai tecnici: semmai è stato vero il contrario, erano piuttosto i tecnici a rassicurare gli amministratori sulla fattibilità delle opere. Quindi il suo consiglio, mentre rispondeva certamente alla sua necessità di essere libero di proseguire il lavoro, che si sentiva in grado di svolgere con la sua indiscussa perizia anche nelle situazioni più difficili, nello stesso tempo non mirava a nascondere la mia ipotesi, che stava vagliando con i provvedimenti iniziati dall’ottobre del 1959 per controllare l’esattezza delle mie affermazioni. Infatti non è assolutamente vero che “l’unica cosa che Semenza e i tecnici della SADE fanno è installare una terna di fotosismografi presso la
