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approvata dal Ministero dei Lavori Pubblici, che prescrive indagini severe, e con le tecniche più aggiornate, per arrivare a conoscere la stabilità dei versanti prima di approvare il progetto definitivo.
È chiaro che questa situazione normativa lascia una grande libertà e responsabilità sia ai costruttori, sia alla capacità di intervento degli organi ministeriali e dei singoli funzionari, e, tutto sommato, la situazione non è di per sé allarmante: ma non può essere taciuto che ciò deriva anche da una scarsa conoscenza degli ingegneri nel campo geologico e quindi da una loro più o meno frequente sfiducia nella capacità dei geologi di individuare le situazioni di rischio e di prevenirne le conseguenze. È una vecchia storia, che con grande lentezza e incertezze continue si sta svolgendo tuttora, con esito che sembra lasciato in mano più che altro alla buona volontà dei singoli. A conforto di chi legge e non è addentro in queste cose, si può comunque dire che dopo il disastro del Vaiont la situazione in questo senso è molto cambiata; segno che la tragedia, pur con le sue tremende implicazioni, ha fatto fare un passo avanti. Non si può tacere tuttavia circa la tendenza, almeno in Italia, a non costruire più dighe: il che è la negazione totale della scienza e della tecnica.
♦ Un caso risolto positivamente: la frana di Downie.1 Come si è detto, il franamento del Vaiont ha indotto i due geologi americani Hendron e Patton (figg. 55 e 56), più volte citati,2 a effettuare uno studio allo scopo di capire che cosa “non aveva funzionato”, e suggerire, di conseguenza, un comportamento operativo diverso nel caso della diga in progetto sul Columbia River, presso Revelstoke, cittadina canadese a vocazione mineraria e turistica tra le Montagne Rocciose.
Il fiume, lungo circa 2000 km, nasce appunto in territorio canadese, nella “Provincia” chiamata British Columbia, e a circa metà del suo corso entra nello stato di Washington (nell’estremità NW degli USA). Questa diga in terra e di grandissime dimensioni, era stata progettata dopo il disastro del Vaiont, a monte di un lunghissimo tratto del fiume, sul quale esistevano già dodici dighe, alcune enormi, come la [Grand Coulee Dam,](Grand Coulee Dam) numerosi abitati, tra i quali la città di Portland (Oregon), un reattore nucleare e altri in costruzione. Su un fianco del futuro gigantesco serbatoio era stata riconosciuta in località Downie un’enorme paleofrana di gneiss e
