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pag.108

Infatti fino a quel momento, dopo la morte di mio padre, egli si era trovato a non avere al di sopra di sé nessuno con cui confrontarsi in merito alle decisioni da prendere. Seguiva però un programma formulato da mio padre o insieme a lui, e comunque, su ogni cosa, teneva aggiornata la direzione generale della Società, che poteva in qualsiasi momento prendere decisioni su tutto ciò che avesse aspetti tali da coinvolgerne la responsabilità. Ma dopo il passaggio all’ENEL, nonostante i suoi alti incarichi nell’impresa elettrica della SADE trasferita all’ENEL (vice direttore generale e direttore dell’Azienda Produzione Energia) per cui conservava la responsabilità di prima nella conduzione dei lavori e nella gestione dell’impianto, Biadene non ebbe dalla nuova direzione nazionale, nonostante i continui rapporti sulla situazione, tempestivi riscontri in termini di decisioni operative, e ciò molto probabilmente per la situazione di transitorietà nella quale tutto l’ENEL si trovava. Inoltre, per quanto riguarda gli aspetti geologici, bisogna dire che Biadene non aveva da parecchio tempo rapporti né con Penta, geologo della Commissione di Collaudo, che d’altra parte era sempre stato ottimista, né con Müller, che non era più stato consultato per la frana, né con me. Egli si trovò quindi a dover affrontare da solo la situazione, per la quale d’altra parte si sentiva ben preparato, prendendo rapidamente le decisioni da lui ritenute necessarie e sotto la propria responsabilità.

La scarsissima piovosità dell’inverno 1962-1963. Ma riguardo alla decisione di proseguire nell’innalzamento del livello del lago, può aver influito anche la crisi idrologica dell’inverno 1962-1963. Palmieri1 cita a questo proposito il commento del professor Duni (1971), che ritiene quale vera causa del disastro la scarsissima piovosità dei primi mesi del 1963, denunciata anche dal Direttore Generale dell’ENEL, professore Angelini, nella sua relazione del 31 maggio 1963: “Sono stati già adottati tutti i provvedimenti tendenti a spingere al massimo le riserve di serbatoio”.

Ciò spiegherebbe la richiesta fatta il 20 marzo 1963 da Biadene, ormai funzionario ENEL, di anticipare l’inizio del terzo invaso. La crisi idrologica, e quindi energetica, avrebbe perciò indotto i responsabili dell’ENEL ad anticipare l’invaso, per anticipare a sua volta il funzionamento della centrale idroelettrica del Colombèr (che già aveva funzionato, ai livelli più alti del secondo invaso), nonostante la mancanza del collaudo.




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  1. (66) Palmieri (1997), pag. 145.