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pag.107

sgombrare gli abitanti e le loro cose, e a questo compito erano addetti alcuni operai del cantiere, che lo svolgevano nonostante il timore di restarne coinvolti; malgrado il loro impegno, due anziani coniugi non vennero sfollati dalla Casera Nelve e furono travolti dall’onda.

Ma sul fianco destro, e in tutto il resto della valle, per scongiurare i pericoli dell’onda prevista per il moto finale, ritenuto ormai imminente, ci si limitò a far sgomberare tutta la fascia di terreno che rimaneva al di sotto dei 730 metri circa: al di sopra di questa quota si riteneva non vi fosse nessun pericolo. A riprova di ciò si deve ricordare che, al cantiere presso la diga e nella cabina degli strumenti presso la spalla sinistra, perirono numerosi dipendenti dell’ENEL e delle imprese addette ai lavori ancora in corso. Tra questi vi erano persone di grande valore professionale e morale, addette alle misure degli spostamenti della frana, al controllo continuo degli strumenti e alla preparazione dei rapporti, e quindi più di chiunque altro al corrente della situazione della frana. Assieme a loro perirono anche altri dipendenti ENEL in servizio alla Centrale di Soverzene, saliti lassù per vedere alla TV la partita della finale di Coppa dei Campioni su uno schermo molto più grande.

La difficile ricostruzione del perché. A dir la verità la ricostruzione dei comportamenti che i tecnici ebbero in quel periodo (da novembre 1961 al 9 ottobre 1963) mi è molto difficile, in quanto non venni più incaricato di occuparmi della cosa. Ripresi a farlo dopo il 9 ottobre 1963, quando ebbi un nuovo incarico, dall’ENEL. Qualche notizia l’ho avuta da varie persone che si occuparono dei lavori; ma molto meglio di quanto posso dire io, hanno già scritto altri, ad esempio l’ingegnere Piero Sembenelli (1992) e i proff. Hendron e Patton (1985), i quali, oltre a puntualizzare gli errori compiuti, e a dire ciò che si sarebbe potuto fare per gestire meglio una situazione obiettivamente molto difficile, hanno sottolineato la scarsa comunicazione intercorsa in quegli anni tra i vari esperti che si occuparono del fenomeno.

Il passaggio dalla SADE all’ENEL. È probabile che questo passaggio (come mi è stato precisato dall’avvocato Camillo Berti, a quei tempi funzionario della SADE e poi dell’ENEL) abbia comportato nei costruttori, e in particolare in Biadene, responsabile dell’impianto, un certo disagio.



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