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pag.87

molto fratturata da me osservata nel rilevamento di campagna del 1959, e le indagini geosismiche effettuate dopo la frana del 1963, dimostrano che la prima indagine di Caloi non era stata eseguita o interpretata correttamente.

Osservazioni alla relazione sulla seconda indagine geosismica di Caloi. La relazione parlava di fortissimo degrado nella struttura rocciosa, avvenuto dopo la prima indagine. Ma nonostante questa sua convinzione, ribadita anche in pubblicazioni successive e corredata da argomentazioni geodinamiche, ciò è stato giudicato impossibile dal punto di vista geologico – e non soltanto da me, ma anche da altri, come Selli e Trevisan1 – dato che il movimento avvenuto era in totale di un metro. È importante sottolineare qui la diversità di mentalità e di preparazione scientifica tra i geofisici, tutti o quasi di estrazione fisica o matematica, e i geologi, la cui esperienza è invece di carattere naturalistico, basata principalmente sulle osservazioni di campagna. In un caso come questo, un geologo non può far altro che ripetere che evidentemente la prima indagine non era stata eseguita o interpretata correttamente; ma purtroppo i relativi sismogrammi non furono ritrovati.2

Confronto con le indagini del 1965. A questo proposito è ancora più importante confrontare quei risultati con quelli delle indagini geofisiche compiute da Morelli e Carabelli (1965) per il Tribunale di Belluno. I valori della velocità sismica, allora riscontrati nella massa franata nel 1963, risultano molto simili a quelli della seconda indagine di Caloi, nonostante la massa si fosse spostata di circa 400 m. È quindi ancora più difficile accettare l’idea che la stessa massa avesse subito in un anno, con un movimento di un solo metro, un degrado come quello affermato da Caloi dopo la sua seconda indagine.

Se i risultati della prima indagine fossero esatti, si avrebbe un assurdo: quel movimento di un metro in alcuni mesi avrebbe provocato un dimezzamento della velocità sismica – è un indice dell’integrità della roccia – mentre il velocissimo movimento di 400 m del 9 ottobre 1963 non ne avrebbe provocato nessuna ulteriore diminuzione.

Reazioni di G. Dal Piaz. È da registrare che G. Dal Piaz verso la fine di dicembre del 1960 riconobbe che effettivamente doveva essere avvenuta in passato una “grande frana” nella zona a Nord della Pozza, come constatato, afferma, da me e da Giudici. Ciò risulta da un suo manoscritto in due capitoli, dal titolo Appendice alla relazione geologica in data 7 luglio 1960, mai trasformato in relazione e anzi, nel secondo capitolo, dedicato alla zona di cui stiamo trattando, chiaramente appena abbozzato. Tuttavia, da come si esprime sembra che l’autore si riferisca soltanto all’area dove era appena scesa la frana del




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  1. (40) Selli e Trevisan (1964), pag. 25 e tav. X.

  2. (41) Tribunale dell’Aquila, pag. 271.