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pag.71

Figura 29 Tentativo di ricostruzione “palinspastica” della zona della paleofrana, ossia dei vari movimenti di versante che vi si sono succeduti nel tempo, dal primo (postglaciale?) fino all’ultimo, del 1963 (E. Semenza, maggio 2001). La ricostruzione, molto schematica e quindi semplificata, si riferisce a un profilo che va dal Colle Isolato (I), visibile sulla destra nel profilo 6, alla depressione della Pozza (DP), visibile al centro dello stesso profilo 6, e più in alto, fino a oltre il margine Sud della paleofrana (profilo 2 nelle figg. 30 e 45a). L’operazione è stata fatta riportando indietro ogni volta la massa, ricomponendone nelle grandi linee l’assetto precedente a ogni movimento, cioè annullando sia l’erosione intervenuta, sia le pieghe e le faglie, e rifacendosi soprattutto alla adiacente parete nordoccidentale del Pian del Toc (PNW, vedi fig. 17). In tutti i profili la parte bianca inferiore corrisponde al Calcare del Vaiont, la sottile fascia grigia al “Fonzaso con argille”, la parte tratteggiata e puntinata che gli sta sopra agli “strati sottili Fonzaso-Socchèr”, e la parte rigata ai “banchi di Socchèr”. In tutti i profili dall’1 al 5 è riportato anche (puntinato) il profilo topografico del 1959, cioè quello del n. 6. Nel profilo 8 invece è riportato (puntinato) il 7. Dal profilo terzo in poi c’è alla base della serie marnosa una linea grossa di diversa lunghezza che indica il piano dello scollamento progressivo, e poco sopra una linea sottile che con le sue ondulazioni intende dare un’idea della deformazione subita da tutto l’insieme degli “strati sottili” durante il progressivo scollamento dal loro substrato.

Il profilo 1 si riferisce alla probabile situazione precedente ai primi movimenti (alla fine dell’ultima fase glaciale?); il piccolo “ventaglio” di faglie è immaginato come associato ad un ripiegamento disarmonico in corrispondenza della piega (di età miocenica?) del substrato. L’alveo del torrente è già pieno di ghiaia, forse precedente all’ultima fase glaciale.

I primi movimenti di versante sono iniziati (profilo 2) nella parte frontale (settentrionale) probabilmente con fenomeni di “rifluimento” verso Nord (indicati con la freccia) negli “strati sottili Fonzaso-Socchèr”, associati a “ribaltamento” (vedi la voce ‘frana’ nel glossario) dei “banchi di Socchèr”.

Più tardi (profilo 3) dovrebbe essere iniziato, lungo un piano (indicato con la linea nera più grossa) alla base degli “strati sottili Fonzaso-Socchèr”, molto deformabili, il processo di scollamento progressivo accompagnato da fenomeni di ripiegamento; nella parte frontale i “banchi di Socchèr” sono interessati, probabilmente un po’ più tardi, da fenomeni di scivolamento rotazionale.

Nel profilo 4 si sono immaginati i successivi fenomeni di erosione della parte più a monte.

Il profilo 5 cerca di riprodurre il grande e complesso fenomeno della paleofrana, avvenuto dopo il ritiro del ghiacciaio, al termine del processo di scollamento dell’intera massa. Parte della serie dei “banchi di Socchèr” si deve essere frantumata (aree con punti irregolari), divenendo quindi facilmente erodibile. Lo scivolamento nella parte alta dev’essere stato accompagnato da ripiegamenti e fratturazione notevoli.

Nel profilo 6 si mostra la situazione precedente al 4 novembre 1960, alla quale si è giunti con fenomeni erosivi durati migliaia di anni, soprattutto nella parte più bassa ma anche in quella più alta del versante sinistro; a destra della nuova forra, strettissima, c’è il Colle Isolato che copre le ghiaie del vecchio alveo (cfr. fig. 26); poco sopra la forra, la linea tratteggiata mostra la frana, che aveva già avuto un movimento di pochi metri (fig. 35), ed è scesa definitivamente il 4 novembre 1960 (figg. 36 e 37).

Il profilo 7 mostra la situazione successiva al franamento del 4 novembre 1960: l’accumulo è sul fondovalle.

Infine nel profilo 8 è riportato il franamento del 9 ottobre 1963. I “banchi di Socchèr” del Colle Isolato sono stati ruotati, sospinti in alto e parzialmente ricoperti dalla massa. L’ingrandimento nel riquadro mette in evidenza l’area tratteggiata sulla fronte, che rappresenta la parte della massa franata (di forma e dimensioni ignote, probabilmente maggiori) che è stata asportata dall’ondata nel suo moto di ritorno dal versante destro, verso la massa franata e verso la diga.



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