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che aveva davanti a sé il solco vallivo, per cui poteva ancora subire movimenti, come quello del marzo 1960 (fig. 18); le altre due poi erano soltanto resti scompaginati di dimensioni minori appoggiati su un versante non in frana e non molto ripido e di conseguenza la loro stabilità era discreta.
La separazione di questi quattro elementi può essere stata facilitata da faglie di scarsa importanza, contemporanee al movimento della paleofrana, simili a quella che tagliava il Colle Isolato. La direzione varia di queste faglie e delle fratture può aver guidato l’erosione successiva al movimento della paleofrana, producendo così il nuovo percorso del torrente, che è in parte nuovo, mentre in parte ricalca quello precedente.
Da dove era venuto il Colle Isolato. Un’altra considerazione va fatta poi circa la zona del versante sinistro da cui il Colle Isolato e l’altra massa minore I’ dovevano provenire. È evidente che si trattava del marcato avvallamento dal quale poi si è staccata la frana del 4 novembre 1960. Ma si deve ritenere che l’avvallamento sia stato prodotto, dopo il primo movimento della paleofrana, da altri episodi di scivolamento, simili a quello del 1960, i quali hanno qui gradualmente asportato tutto ciò che era a diretto contatto con il Colle Isolato nel momento in cui fu spinto avanti. Le porzioni ad esse corrispondenti, ma situate più a Est dell’avvallamento, si potevano ancora vedere sulla parete orientale di quell’avvallamento (PNW) fino al 9 ottobre 1963 (fig. 17). Esse sono sostanzialmente simili a quelle che si vedono ancora oggi, lungo il primo tratto, pianeggiante, della strada che va dalla Statale verso la massa franata. Per l’evoluzione subita in passato da questa parte della frana si veda la figura 29.
♦ Conclusioni. Queste considerazioni mi fanno ritenere – come probabile motivo di riluttanza a riconoscere l’esistenza della frana, da parte di Dal Piaz e di altri (ad esempio Caloi 1964 e 1966) – il fatto che essi, osservando la parete settentrionale e non prendendo abbastanza in considerazione le altre, credevano impossibile che una massa di frana avesse un aspetto così tranquillo. Anche le caratteristiche del Colle Isolato devono aver costituito una grossa difficoltà, e difatti la mia idea su questo particolare da molti non era stata accettata. Se però si accetta l’interpretazione data, che allora non ero certo in grado di formulare, e schematizzata nella figura 29, le difficoltà possono venir superate.
Müller invece, quando cominciò ad occuparsene dopo il 4 novembre 1960, non accettò l’idea della paleofrana, con le caratteristiche da me indicate (movimento veloce con ostruzione della valle), mentre riconobbe subito l’esistenza e le dimensioni reali della frana, da lui considerata in
