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questa struttura, con le sue variazioni di inclinazione, è evidentissima nella parete orientale della valle del Piave, come la si vede da Longarone (figg. 27 e 28).
Piegamenti. Passando ora a parlare della massa della paleofrana, va detto innanzitutto che i piegamenti osservati nella parete nord-occidentale del Pian del Toc, riflessi in parte nelle forti ondulazioni della superficie del versante sovrastante, dal Pian del Toc fin oltre il Pian della Pozza, erano certamente precedenti all’antico scivolamento “in blocco”, e quindi non causati da esso, né ad esso contemporanei. Si deve inoltre osservare che nella parete stessa, andando da Nord a Sud, si notava un progressivo peggioramento dello stato deformativo della massa (vedi fig. 17).
Progressivo scollamento. Allora non davo importanza alla variazione suddetta; ma alla luce di quanto ho in seguito appreso posso attribuirla ad un progressivo scollamento della massa dal suo substrato,1 accompagnato da un ripiegamento nella zona di contatto con la parte anteriore che dapprincipio restava ferma. Questo scollamento si è iniziato a Sud, cioè nella zona dove gli strati erano molto inclinati, e, nel tempo, si è andato lentamente estendendo verso Nord, fino alla zona dove (in questa direzione) essi erano praticamente orizzontali.
“Rotaie”. In realtà gli strati pendevano debolmente verso NE, ma il moto di scivolamento dell’intera massa aveva una direzione quasi NNE, che è grossomodo quella della faglia che limita la massa a Est, e anche della cerniera fortemente inclinata di una piega sinclinale trasversale (cioè Nord-Sud, vedi nota 83)2 presente nella ripida parte posteriore della nicchia, attualmente ben visibile. Questi due elementi (faglia e cerniera) funzionavano quindi entrambi da “rotaie” per la porzione meridionale della paleofrana, qui già scollata e in grado di spingere la rimanente porzione della massa, che era la più vicina alla gola. Di conseguenza, ad un certo punto, quest’ultima porzione dovette anch’essa scollarsi e quindi tutta la paleofrana si mosse velocemente: ma in questo moto veloce la porzione non poteva ripiegarsi e rimase perciò quasi indisturbata, come la si vedeva nella parete settentrionale.
Scivolamenti rotazionali. Osservando tuttavia nelle vecchie fotografie i dettagli della parte più settentrionale (frontale) della paleofrana, ho potuto riconoscere recentemente che essa era stata sede di antichi fenomeni franosi di scivolamento rotazionale. Ad esempio la fig. 17 mostra che la parte frontale aveva assunto quella giacitura suborizzontale (nella direzione Nord-Sud), che caratterizzava anche il Colle Isolato, cioè quella parte della paleofrana che dopo l’erosione era rimasta sulla destra. Uno scivolamento rotazionale permette che tutta la massa coinvolta mantenga almeno in buona parte la forma originaria.
