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sulla destra, indica una piccola zolla della frana, che aveva cominciato a muoversi insieme al resto, ed è poi stata spinta lievemente verso Ovest dalla massa principale, arrestandosi però quasi subito. Al di sotto e a destra di ZO appare il versante sinistro della valle a fianco della diga, costituito dai regolari strati di Calcare del Vaiont che si immergono verso Est. Verso sinistra, in basso, il cono alluvionale (CNW) formatosi immediatamente dopo la frana, a opera di quella parte dell’ondata che proveniva dal vallone che fiancheggia la parete frontale della frana, e ha scavato poco a monte il solco ben visibile nel ripiano detritico biancastro. Si tratta di un deposito creato nell’ultima fase dell’onda che si riversava verso la diga: qui nelle prime settimane si vedevano piccoli imbuti, poi cancellati dai lavori stradali, di significato analogo a quelli molto più grandi citati più sopra. A fianco di questo ripiano, I indica il Colle Isolato. Per tutti questi fenomeni si veda il capitolo 14. Per la questione della nuova posizione del Colle Isolato dopo il franamento si vedano in particolare la nota 731 e la figura 29.

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(73) Un grosso problema ci si presentò a proposito del fatto che il Colle Isolato e la massa principale della frana erano separati da una forte incisione, che terminava verso Ovest all’apice di un piccolo cono alluvionale, ben visibile fin dal mattino del 10 ottobre. Come mai, se la massa aveva spinto in avanti e in alto il Colle Isolato, adesso non lo toccava più? Lo studio dettagliato di affioramenti rocciosi, presenti nella suddetta incisione, estremamente fratturati ma con le connessioni stratigrafiche ben conservate e con gli strati ripiegati, permette di affermare che essi corrispondono alle marne della parte basale della massa, parte che immediatamente dopo lo scivolamento era presente fino a quota alquanto maggiore: ma essa è stata erosa subito dopo dall’enorme ondata (fig. 29, profilo 8), che qui aveva raggiunto un’altezza circa 200 metri maggiore di quella del ciglio della diga, e nel riflusso si era diretta in buona parte verso di essa. La pressione esercitata da questa ondata, molto forte sia per la sua altezza sia per la grande velocità, e la scarsa compattezza degli “strati sottili Fonzaso-Socchèr” presenti in quel tratto, possono ben spiegare l’incisione, anche se la durata del fenomeno è stata molto breve, e se l’altezza della colonna d’acqua è andata diminuendo molto rapidamente; negli ultimi minuti della sua attività questo flusso, divenuto meno violento, depositò su quegli affioramenti un leggero strato di sedimento torrentizio, ancora ben visibile. Ne consegue che su questo punto l’ipotesi da me data precedentemente (Semenza, 1965), a dir la verità senza molta convinzione, non è più valida: avevo infatti immaginato che la massa, dopo essere risalita verso Nord sul versante opposto, fosse poi ridiscesa un po’ verso Sud, lasciando il Colle Isolato nella nuova posizione. ↩