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pietraia, brulicante di soccorritori. Mi soffermai soltanto pochi minuti e, conscio che in quel momento tutto era ormai organizzato dalle Forze dell’ordine, scesi verso il Piave. Più o meno chiaramente sentivo la necessità di arrivare al più presto sul posto della frana, dove forse nessuno era ancora arrivato, per capire cosa fosse successo, e fare, se possibile, una diagnosi del fenomeno. L’avevo scoperto io quattro anni prima, e ne avevo seguito per diverso tempo l’evoluzione, anche se non avevo certo potuto prevederne esattamente i particolari dell’esito finale. Ritenevo tra l’altro che nessuno meglio di me fosse in grado di capire gli aspetti geologici dell’accaduto, e di giudicare se ci fossero altri pericoli: se magari ce ne fossero stati avrei anche potuto esserne coinvolto fisicamente, ma a questo non pensai minimamente.
Figura 3 Il fianco destro della valle del Piave alla mattina del 10 ottobre 1963 (E. Semenza). Si può vedere che Longarone è stata distrutta quasi completamente: sono restate in piedi soltanto le case a Nord del Municipio e la frazione di Roggia, a Sud invece la distruzione è stata totale e così pure a Pirago, dove è rimasto in piedi soltanto il campanile del cimitero. L’altezza dell’onda è stata massima a Sud dei grandi muraglioni, e molto alta anche più a Sud, mentre a Nord ha raggiunto altezze via via
