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bellissimo, e invece era la centrale di Soverzene che era andata “fuori servizio” a seguito del disastro avvenuto alle 22,39.
Accesi la mia lampadina tascabile, che tengo sempre a portata di mano, ed andai a letto al piano di sopra. Verso le 6 del mattino seguente mi svegliai, come al solito, e alle 6,30, mentre mi facevo la barba, sentii alla radio la prima notizia, che diceva pressappoco così: “Ieri sera è crollata la diga del Vaiont e l’acqua del lago ha distrutto Longarone. Però un ingegnere dell’ENEL afferma che la diga non è crollata, ma che l’acqua del serbatoio è stata sospinta al di sopra della diga da una grande frana che è caduta nel lago”. Subito diedi un urlo, per svegliare Mario, che dormiva nella mansarda, e insieme decidemmo di andare immediatamente a vedere.
Prima di partire telefonai ad un geologo di Belluno, mio amico, per informarlo: sapeva già tutto, anzi era stato tutta la notte a Longarone a scavare tra le macerie per disseppellire le salme ed eventuali superstiti, ed era appena tornato a casa a riposarsi. Mi confidò anche che finché era buio (la luna era all’ultimo quarto, e poteva illuminare Longarone soltanto dopo la mezzanotte) erano tutti convinti che la diga fosse crollata, e di conseguenza qualcuno si proponeva di disseppellire prima o poi mio padre e Giorgio Dal Piaz, su cui compiere vendetta, in quanto ritenuti i responsabili della tragedia. Viene spontaneo notare che la convinzione che la diga sia crollata è tuttora latente nella mente di varie persone, anche giornalisti, o autori di libri di testo scolastici…
Verso le 7,30 uscii in auto con Mario, e mi diressi verso Longarone. A Ponte nelle Alpi lasciammo la macchina, e a bordo dell’auto di un conoscente, evidentemente autorizzato, arrivammo a Faè, e poi a piedi fino a Longarone, incontrando l’amico ingegnere Nando Valletta, dell’ENEL, che nella notte era stato incaricato per telefono dall’ingegnere Biadene di arrivare al più presto fino alla diga, per vedere come stavano realmente le cose. C’era già stato con un geometra, a piedi, seguendo il percorso che io avrei seguito più tardi, come racconto, e stava andando in gran fretta a Nove, per riferire a Biadene quello che aveva visto. Non avemmo tempo quindi per scambiarci più di qualche parola, per cui non capii nemmeno che fosse già stato lassù (me l’ha ricordato recentemente).
Vidi poi alla mia sinistra uno spettacolo sconvolgente: l’area dove la sera prima sorgeva Longarone era in gran parte trasformata in una pietraia,
