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Subito dopo iniziò il secondo invaso. Ma questo mese diede il via ad un nuovo periodo nella vicenda, con l’uscita di scena di G. Dal Piaz e C. Semenza.
Nel viaggio di ritorno dall’inaugurazione, G. Dal Piaz fu coinvolto in un incidente d’auto a Vittorio Veneto, riportando contusioni dalle quali non si riprese più, fino al giorno della sua morte (20 aprile 1962). Il 30 ottobre morì improvvisamente mio padre.1
La responsabilità dell’impianto passò quindi a Biadene, che gli succedette nell’incarico di Direttore Centrale del Servizio Costruzioni Idrauliche.
♦ Secondo invaso. Iniziato nella seconda metà di ottobre, fu eseguito con le cautele adottate durante il primo svaso, cioè innalzando il livello di pochi metri, fermandosi per alcuni giorni, e poi continuando così, sempre controllando ovviamente gli eventuali movimenti. L’incremento fu quindi molto lento, e da quota 600 m circa si arrivò a circa 700 m soltanto nel novembre del 1962. A questo punto i movimenti, che erano ripresi molto lievemente in aprile, avevano raggiunto la velocità di quasi 1,5 cm al giorno, e si decise allora di iniziare lo svaso. Durante questa fase le velocità iniziarono subito a diminuire, dapprima molto lentamente, poi più rapidamente fino ad azzerarsi nel marzo del 1963, quando il livello del lago era sceso a quota 650 m.
♦ La nazionalizzazione delle imprese elettriche. La nazionalizzazione fu un evento alquanto improvviso. È opportuno spendere qualche parola sull’argomento, anche perché l’influsso di ciò sul comportamento dei responsabili dell’impianto è stato da molti male interpretato.
Fino alla fine del 1961 la nazionalizzazione non era ancora prevista né seriamente prevedibile: era ovviamente nel programma dei socialisti, ma essi erano all’opposizione. L’idea prese corpo con il rovesciamento di alleanze politiche scaturito dal Congresso della D.C. di fine gennaio 1962, a opera del Segretario Aldo Moro, cui seguì, a fine febbraio, il primo governo di centro-sinistra, guidato da Amintore Fanfani.
La legge fu poi approvata il 6 dicembre 1962, ma già in marzo emerse che la nazionalizzazione si sarebbe attuata, come del resto prevedevano

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(58) Carlo Semenza morì verso le otto di mattina di lunedì 30 ottobre del 1961, dopo meno di 24 ore di coma passate all’Ospedale al Mare del Lido di Venezia. Era stato colpito da emorragia cerebrale in casa sua, poco dopo il ritorno dalla messa domenicale nella chiesa della sua parrocchia, S. Maria Elisabetta del Lido, dove era andato con mia madre. L’ultima domenica di ottobre era allora la festa di Cristo Re, e aveva quindi ascoltato la lettera di S. Paolo ai Colossesi (1,12-20) e il vangelo di S. Giovanni (18, 33-37), e anche la predica sulle medesime letture: mi conforta pensare che gli fossero ancora nella mente le parole di Paolo, secondo il quale Gesù è venuto per pacificare, “mediante il sangue della sua croce, le cose della terra e le cose del cielo” e le parole di Gesù a Pilato: “Il mio regno non è di questo mondo”, nonché la preghiera dopo la comunione, con la quale il celebrante aveva invocato per tutti di potere, “avendo ricevuto questo alimento d’immortalità per sempre regnare con Lui nella celeste dimora”. Con in mente queste parole forse è entrato nel mistero della morte con quella tranquillità che gli era mancata nell’ultimo anno. Certamente, poco prima di entrare in coma aveva avuto chiara la percezione della fine e lo disse a mia madre, che lo rincuorò e gli portò un caffè, che non riuscì a bere. Fino a quel momento era stato nel pieno delle sue forze, e addirittura dal 6 al 16 ottobre aveva affrontato un pesante viaggio in Perù, con escursioni in alta quota, che forse sono state all’origine del malore del 29 ottobre. Il giorno prima avevo incontrato lui e mia madre a Mantova, in visita al Palazzo Ducale e alla mostra del Mantegna, dove ero andato da Ferrara con mia moglie e i tre figli (gli altri sono nati dopo): fummo insieme a pranzo, e nulla faceva presagire quello che sarebbe successo la mattina seguente. Pochi giorni prima (il 17 ottobre) l’avevo visto al Vaiont per l’inaugurazione della diga, che il 3 novembre 1962, un anno dopo la sua morte, gli è stata dedicata. ↩