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pag.97

destra. Ma il volume di acqua tracimante nel primo caso era di 10 milioni di m³, e nel secondo di soli 21.000 m³, e ciò lo portò a concludere che “già la quota di 700 m può considerarsi di assoluta sicurezza nei riguardi anche del più catastrofico prevedibile evento di frana”.

Velocità molto più catastrofica del previsto. Purtroppo nessuno aveva immaginato che la velocità potesse essere così grande come quella che si verificò il 9 ottobre 1963. A questo proposito, va osservato che i periti nei tribunali hanno detto che essendo l’energia cinetica proporzionale al quadrato della velocità, sperimentando un tempo di caduta di un terzo, cioè 20 secondi, corrispondente ad una velocità tripla, si sarebbe avuto un effetto 9 volte superiore (180 metri anziché 20 di sovralzo dinamico, più 10 di sovralzo statico), corrispondente all’incirca a quello reale.

Proposte di ulteriori studi. Occorre comunque precisare che, a conclusione della sua relazione, Ghetti scrisse: “Sarà comunque opportuno, nel previsto prosieguo della ricerca, esaminare sul modello convenientemente prolungato gli effetti nell’alveo del Vaiont ed alla confluenza nel Piave del passaggio di onde di piena di entità pari a quella sopraindicata per i possibili sfiori sulla diga. In tal modo si avranno più certe indicazioni sulla possibilità di consentire anche maggiori invasi nel lago-serbatoio, senza pericolo di danni a valle della diga in caso di frana” (ma sarebbe occorso realizzare un nuovo modello in scala più piccola: era difficile aggiungere al modello già piuttosto grande la gola del Vaiont a valle della diga e un lungo tratto di valle del Piave).

Disgraziatamente, invece, le prove vennero sospese, dopo la prima metà del 1962, e non più riprese. Probabilmente ciò non sarebbe avvenuto se fosse stato ancora in vita mio padre, che certamente era il più convinto della loro utilità, mentre sembra che i suoi successori non lo fossero abbastanza. Ciononostante, ancora più disgraziatamente, i risultati raggiunti fino a quel punto vennero considerati affidabili, per la previsione dell’evento più catastrofico che avrebbe potuto verificarsi. Ciò può forse essere in parte spiegabile con la convinzione, espressa in una riunione del 30 marzo 1962, che il tempo di un minuto sperimentato da Ghetti fosse troppo breve.

Bisogna comunque riconoscere che, come dimostra la sua relazione, la proposta di Ghetti era di studiare il comportamento a valle di sfiori di



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