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(che si può intuire anche da un’altra lettera spedita a Ferniani l’11 luglio 1960); ma come si vedrà da quanto è accaduto, proprio in quei mesi egli stesso diede l’avvio a una nuova e importante serie di indagini e provvedimenti, a dimostrazione della sua volontà di arrivare a capire come le cose si stessero svolgendo realmente, quali avrebbero potuto esserne le conseguenze e quali contromisure sarebbe stato più opportuno adottare.1
Oltre a interessare immediatamente, come è detto qui sotto, Müller, ingegnere minerario specializzato in geomeccanica, si volle avere qualche altro parere più strettamente geologico, e quindi il 26 novembre venne per una breve visita il professor Raimondo Selli, che tuttavia poté fornire soltanto interpretazioni provvisorie: la sua collaborazione infatti non ebbe seguito.
Figura 38 Al cantiere della diga del Vaiont. Da sinistra: il professore Giorgio Dal Piaz, l’ingegnere Carlo Semenza e l’ingegnere Vincenzo Ferniani (probabilmente nel luglio 1960).

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(38) Iniziò allora per mio padre il travaglio interiore che forse fu all’origine dell’emorragia cerebrale che dodici mesi dopo lo stroncò, all’età di 68 anni. ↩