pag.42
♦ Il programma di studio proposto da Müller. Del problema fu incaricato l’ingegnere (poi professore) L. Müller (fig. 12), che come esperto geomeccanico seguiva già da anni i problemi riferiti alle imposte dalla diga; aveva già scritto anche qualche nota sulla stabilità dei versanti (1957), ma non aveva eseguito studi approfonditi (vedi capitolo 3). Müller il 21 luglio 1959 effettuò un sopralluogo nel bacino, a cui partecipai anch’io, e tre giorni dopo, d’accordo con mio padre e con l’ingegnere Pancini, mi inviò una lettera chiedendomi di eseguire un programma di studio secondo una sua proposta dettagliata, allo scopo di mettere in evidenza eventuali fenomeni di instabilità. Sulla base di questi studi si riprometteva di stilare al più presto un rapporto.1
♦ Lo studio effettuato da E. Semenza e F. Giudici. Svolsi il programma prima da solo e da fine settembre con il valido aiuto del dottor Franco Giudici, da poco laureato a Padova. Eseguimmo quindi un rilevamento ex novo della zona a monte della diga, utilizzando la carta alla scala 1:5.000 preparata dalla SADE (analoga agli attuali elementi della Carta Tecnica Regionale), e avemmo modo di scoprire molte particolarità geologiche e geomorfologiche, ponendo naturalmente l’attenzione su tutti i possibili indizi di franamento, seguendo le istruzioni datemi per iscritto da Müller.
Già nella prima fase, nel mese di agosto, trovai alcune piccole frane estremamente superficiali (scivolamenti traslativi di detrito, inattivi, di 1 m di spessore al massimo), presso il cimitero di Erto e sulla scarpata a monte della strada sopra il paese, che non costituivano nessun pericolo serio per l’abitato, nemmeno in presenza del lago, dato che erano situate molto più in alto del massimo invaso.
♦ La Pineda. Esaminai inoltre con attenzione la zona della Pineda (fig. 13), segnalatami come possibile zona franosa sia da G. Dal Piaz
Figura 12 Il professor Leopold Müller (1908-1988).

-
(22) Il 6° Rapporto (Müller 10 ottobre 1959), contenente anche altri argomenti, fu poi presentato il 10 ottobre per motivi di salute e per altri impegni, suoi e dei collaboratori. Nella lettera del 24 luglio aveva esposto il programma di lavoro in tre “tappe”: 1) un primo rilevamento “speditivo” di tutta l’area all’incirca al di sotto della strada; 2) un rilevamento più preciso e dettagliato delle aree che presentassero chiari pericoli di franamento; 3) un completamento mediante eventuali sondaggi e trincee nel terreno. Circa le prime due tappe, che riguardavano il mio lavoro, precisava in dieci punti ogni particolare di ciò che attualmente si potrebbe definire uno studio preliminare di carattere geologico-tecnico, con raccolta di dati geomeccanici, geotecnici e idrogeologici. ↩