Keyboard shortcuts

Press or to navigate between chapters

Press S or / to search in the book

Press ? to show this help

Press Esc to hide this help

pag.7

INTRODUZIONE

I PERCHÉ DI QUESTO LAVORO

Sono il geologo che ha scoperto la grande frana del Vaiont1 nell’agosto 1959, più di quattro anni prima che scivolasse producendo il disastro, e sono figlio del progettista e costruttore della diga, ingegnere Carlo Semenza. L’importanza dell’argomento e i suoi problemi non ancora totalmente risolti mi hanno spinto a più riprese a occuparmene nei tanti anni trascorsi. Recentemente, dato il rinnovato interesse del pubblico, l’ho ripreso in mano e, da solo o con altri, ne ho parlato con molte persone, ho scritto pubblicazioni scientifiche, e ho tenuto conferenze, lezioni e seminari nelle università. Ora mi rivolgo invece ad un pubblico che vorrei fosse più vasto, e perciò mi sono sforzato di esporre le mie considerazioni con un linguaggio comprensibile a tutti, anche ai non specialisti di geologia e di costruzioni.

Già da molto tempo avevo in mente di farlo, scrivendo tutto quello che ricordavo della tragica vicenda del Vaiont, non soltanto sotto l’aspetto scientifico, ma anche sotto l’aspetto umano, cioè di quello che avevo vissuto e quello che altri mi avevano raccontato: e in questi ultimi anni vari libri, e soprattutto lo spettacolo di Marco Paolini, che a mio modo di vedere si discostano più o meno fortemente dalla verità, mi avevano stimolato a intervenire. Ma la spinta finale, che mi ha portato a realizzare quest’idea, è stato il progetto del film del regista Renzo Martinelli: un “film verità”, nel suo proposito originale, che coinvolge mio padre, varie persone che ho conosciuto e anche me. È anzitutto a loro che dedico questo mio lavoro; ma lo dedico anche, e soprattutto, alle vittime della tragedia, travolte dall’onda nella notte, alcune delle quali ho conosciuto, e il cui volto




image


  1. (1) Vajont o Vaiont? Anche se storicamente ci sono entrambe le forme, adesso tutti scrivono Vajont, e io invece mi ostino a scrivere Vaiont. Perché? In italiano si pronunciano allo stesso modo, ma avete mai provato a sentire uno che parla solo inglese? Io sì, e anche accompagnandolo sul posto: e se legge Vajont lui pronuncia Vagiònt! Ho pensato allora che, per evitare questo inconveniente, convenga scriverlo con la i.