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pag.15

Nella mia stanza

Sono qui oggi 30 luglio 1999, e finalmente, dopo tanti ripensamenti, mi metto a scrivere quello che ho vissuto e imparato in tanti anni, sulla vicenda dolorosa del Vaiont, e su mio padre, Carlo (fig. 1), che ha studiato e operato più di tutti per la realizzazione del progetto, e più di tutti ne ha sofferto durante gli ultimi due anni della sua vita.

Sono qui nella stanza della casa in Alpago (Belluno), che è il mio studio nei periodi che posso trascorrere, d’estate, lontano dalle varie incombenze che mi legano a Ferrara.

Perché ne parlo adesso? Perché è qui che ho vissuto le ore della tragedia del Vaiont; ore di cui ricordo, come fosse ieri, molti momenti.

Ma questa stessa stanza mi fa venire in mente tanti altri fatti.

Nel settembre 1944, quando eravamo sfollati qui da Venezia per sfuggire da possibili bombardamenti, erano arrivati in Alpago i soldati tedeschi, per reprimere la guerriglia partigiana e per gestire lo sfruttamento del bosco del Cansiglio. Allora tornammo fortunosamente a Venezia: i tedeschi subito requisirono la casa, e questa stanza diventò il loro ufficio. E qui venivano i boscaioli a riscuotere la loro paga, ma avvennero anche fatti tremendi, come gli interrogatori di sospettati, talora con torture, e le delazioni che portarono all’arresto di numerosi giovani di leva, che si erano rifugiati nelle loro case dopo l’otto settembre 1943, e finirono poi in gran parte a Mauthausen. A fine aprile del 1945, andati via i tedeschi, la casa vuota fu occupata dai partigiani, che non avrebbero mai voluto andar via: ci volle un po’ di tempo per riaverla libera.

E sempre in questa stanza, che era in origine la “camera degli ospiti”, avevo passato tra il 1948 e il 1949 un inverno di malattia, che ha segnato, nel male e nel bene, la mia vita: un periodo di svolta, da una certa spensieratezza adolescenziale ad una maturazione cominciata allora, con la riflessione che mi ha portato poi a cambiare indirizzo di studio, approdando alle Scienze Geologiche.

E in questa stessa stanza alcune volte fu ospitato da mio padre il professore Giorgio Dal Piaz. Da questa casa partivano poi assieme per sopralluoghi



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